Sabato, Dicembre 16, 2017

Italian English French German Portuguese Russian Spanish

Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico

La chiesa di S. Domenico sorge dove, in età bizantina, c'era un insediamento monastico benedettino denominato S. Pietro Imperiale, il cui nucleo originale sembra preesistesse al IX secolo, all'insediarsi cioè dei Domenicani in età angioina.

La chiesa fu ricostruita nel 1302 (per volere di un nobile di origine provenzale, Giovanni Taurisano, che era al seguito di Carlo II d'Angiò) come si evince dall' iscrizione: "HOC OPUS FIERI FECIT NOBILIS VIR IOHANNES TAURISANENSIS SUB ANNO DOMINI MCCCII" collocata nello stemma del portale d'ingresso tra il rosone della facciata e la parte superiore del tabernacolo ( tale iscrizione, liberata dalla calcina, fu letta nel 1926 da mons. Blandamura). Il nuovo tempio ricostruito dal Taurisano fu retto dai padri Domenicani sin dal 1315, per cui prese la denominazione di S. Domenico in Soriano o Maggiore. Nel tempo i Domenicani fecero costruire all'interno del Tempio tre cappelle votive dedicate a tre Confraternite: quella del Santo Rosario, del Nome di Dio,e dell'Addolarata.
Con la soppressione murattiana degli Ordini religiosi, i Domenicani abbandonarono la chiesa, che tornò alla Mensa Arcivescovile quale "ausiliatrice della Cattedrale".

Il giorno di Natale del 1964 crollò il soffitto (sostituito con una copertura a capriate): i lavori di restauro affidati alla Sovrintendenza alle Belle Arti, hanno riportato il monumento alle sue strutture trecentesche, mettendo in evidenza la volta cordonata e monofore, il quadrato del transetto (che già preannuncia, con le sue ogive, l'irrompere del gotico anche qui da noi) e soprattutto rilevando preesistenti fondazioni appartenute ad un tempio greco che si può far risalire al VI-VII secolo a.C. Attualmente si accede alla chiesa per mezzo di una scalinata costruita, nella sua parte centrale, verso la fine del 1700, quando fu creato il pendio San Domenico per raccordare via Duomo con la parte bassa della città. Sulla destra si trova una scala di servizio, costruita nel 1883. La facciata, elegante nella sua semplicità, esprime bene il trapasso dalle forme romaniche alle forme gotiche: alla pesante monumentalità delle cattedrali dei primi due secoli dopo il mille si sostituisce qui una ricerca di verticalità e di raffinatezza decorativa che esprime una nuova sensibilità artistica. Essa presenta un coronamento ad archetti pensili trilobati; ai lati essi si collegano mediante un piccolo capitello ad una modanatura a toro che incornicia tutto il prospetto creando in basso due gradoni di cui l'inferiore pare costituire la zoccolatura dell'edificio. Il portale, a sesto acuto, è sormontato da un protiro pensile di cui purtroppo mancano le piccole colonne laterali, asportate durante l'occupazione francese. Sopra il portale si apre il rosone fiancheggiato da due colonnine percorse da scanalature a spirale e sormontate da due leoni seduti. Il rosone, di linee ancora romaniche, esprime la nuova sensibilità gotica nella raggiera interna composta da 16 piccole colonne lisce che sorreggono altrettanti archetti a sesto acuto e convergono in un anello decorato a punte di diamante che racchiude l'Agnello Mistico. Sopra il rosone è collocato lo stemma della casa d'Angiò mentre sempre dall'esterno è ben visibile il campanile. Entrati in chiesa ci si rende conto della pianta: una croce latina a nave unica, con transetto molto corto( coperto da volte barocche lunettate le quali nascondevano le originali crociere gotiche; una crociera doveva anche sormontare l'incrocio dei bracci, ove oggi si eleva la cupola tardo rinascimentale, poggiante su quattro archi acuti di tipo gotico). L'attuale zona di calpestio è costituita da una pavimentazione in cotto. Essa ha sostituito quella originale in lastre di ardesia nera, elementi marmorei e piastrelle in ceramica. All'interno della chiesa, attualmente, si possono notare diverse cappelle: quella della Madonna del Rosario, del Sacro Cuore di Gesù, la Cappella del Nome di Dio (sulla cui parete sinistra è rappresentata l'Adorazione dei Magi, mentre sulla destra vi è collocato il dipinto della Natività) e la Cappella dell'Addolorata (in origine dedicata a San Domenico, essa contiene la statua dell'Addolorata situata su un altare di gusto barocco, opera dello scultore Ambrogio Martinelli, che presenta nella sua parte centrale anche la statua di Gesù Morto.

In onore dell'Addolorata si svolge una sentita processione la notte del Giovedì Santo).Inoltre tra i vari dipinti presenti all'interno della chiesa citiamo: Trinità e Vergine ( di Giuseppe Mastroleo), la Madonna di loreto (due dipinti di soggetto analogo), l'Arcangelo Michele, il Sacrificio di Isacco, Trionfo dell'Eucarestia, Madonna e sante domenicane, Trionfo dell'Ordine Francescano (opere di Leonardo Antonio Olivieri allievo del Solimena), Sant'Antonio Abate, Il sacrificio dell'Agnello e in conclusione citiamo San Giuseppe e Gesù Bambino.
Il convento di S. Domenico (ora sede della Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Puglia), nella sua sistemazione attuale, risale alla metà del XIV secolo. Fu edificato, quindi, un cinquantennio dopo l'omonima chiesa. Nello stesso luogo, a partire almeno dall'ultimo ventennio del IX secolo, è attestata, come già detto in precedenza, la fondazione del monastero di S. Pietro Imperiale e le fonti documentarie riportano inoltre che, qualche tempo dopo, nel 1080, il duca Roberto il Guiscardo concedeva ai Benedettini di Montecassino la prepositura (la sede del preposto, o parroco) tarantina. La configurazione originaria del complesso monastico è stata completamente modificata da frequenti ristrutturazioni, di cui la più evidente, collocabile fra il XVII e il XVIII secolo, si riconosce nelle forme attuali del chiostro. Forti trasformazioni, inoltre, ha subito il monumento a seguito di alcuni cambiamenti di destinazione d'uso, come l'ubicazione di una caserma di cavalleria (composta da trecento uomini voluta dai francesi), in seguito alla soppressione murattiana degli Ordini Monastici fra il 1806 e il 1809 (menzionata all'inizio) o l'assegnazione a sede del Comando della Regia Guardia di Finanza successiva all'unità d'Italia. I lavori di ristrutturazione del complesso hanno consentito il recupero della facciata gotica, con portale fiancheggiato da bifore, che prospetta attualmente sul chiostro settecentesco, ma che immetteva in origine nel giardino, adibito anche a funzioni funerarie, come è emerso dalle indagini stratigrafiche eseguite durante i lavori di restauro e come documentano attualmente i due sarcofagi in carparo conservati nello spazio a verde. Il chiostro, a pianta irregolare con bracci caratterizzati da volte a crociera, presenta colonne ottagonali con capitelli a foglie angolari realizzati nel carparo locale. Si conservano, inoltre, alcuni settori della tarda pavimentazione del percorso coperto, in blocchetti di cotto sistemati a spina di pesce o a filari lineari. Della decorazione pittorica delle superfici murarie, in origine intonacate, sono ancora visibili sulla parete orientale del portico deboli tracce relative a soggetti di carattere religioso. Le ricerche archeologiche condotte tra il 1989 e il 1994 hanno interessato alcuni ambienti del convento a piano terra prospicienti via Duomo, il giardino del chiostro e l'ala settentrionale dello stesso, a ridosso della parete e della fondazione meridionale della chiesa di S. Domenico, consentendo di analizzare le complesse e continuative fasi di occupazione del sito, dall'età preistorica fino alle vicende che riguardano l'abbandono e la trascuratezza dell'edificio monastico in età moderna. La presenza umana più antica risale al neolitico, a partire dal VI e fino al IV millennio a.C.. L'abitato del II milennio (età del Bronzo) si pone in stretta relazione con quelli del vicino Scoglio del Tonno (nella zona ora occupata dalla ferrovia) e di Porto Perone-Saturo, interessati da frequentazione micenea. Tracce successive si riferiscono a strutture dell'insediamento iapigio dell'età del Ferro (V - VIII secolo a.C.), su cui si impostò la colonia spartana.

Lungo l'ala settentrionale del chiostro, è ancora possibile osservare dall'alto i resti delle sostruzioni (poderose opere di fondazione, alte più di cinque metri, in blocchi di carparo messi in opera a secco), della peristasi ( camminamento perimetrale, in origine scandito da colonne) di un tempio, costruito sull'acropoli della colonia greca di Taranto già nel VI secolo a.C. e ristrutturato nel corso del secolo successivo. Sono visibili anche le fondazioni del muro perimetrale della cella (luogo destinato al culto) dell'edificio templare, occupata successivamente, con opportune modifiche anche di orientamento interno, dalla chiesa cristiana. Di tale struttura sono riconoscibili verso sinistra, sull'attuale parete meridionale della chiesa confinante col chiostro, anche due ortostati (blocchi di notevoli dimensioni posti di taglio), relativi al filare inferiore dell'elevato della cella del tempio greco e ancora, quindi, nella collocazione originaria. La frequentazione romana è attestata quasi esclusivamente da due frammenti di architrave iscritti, riutilizzati nella facciata trecentesca del convento, lungo l'ala est del chiostro. L'iscrizione conservata nella bifora più settentrionale riporta il testo: .CORMUS.II (vir) - ( …Cormus Duoviro…). L'altro frammento iscritto si sviluppa su di un segmento dello stesso architrave reimpiegato nello stipite di uno dei portali gotici del convento, utilizzato per l'accesso allo spazio in origine destinato a giardino. Le lettere sono incise sul margine superiore della fronte del blocco e presentano le caratteristiche epigrafiche dell' altro frammento. Dall'alto verso il basso si legge: . CN . POMPEIUS . (… Cneo Pompeo…). Il carattere delle iscrizioni proverebbe una fase di ristrutturazione verso la metà del I secolo a.C., con relativa dedica nell'area del santuario. Tali lavori potrebbero aver interessato proprio lo stesso edificio templare. Un secondo chiostro a pianta irregolare si apre su piazzetta San Martino: da questo spazio si poteva giungere direttamente alla chiesa. Al primo piano del convento, cui si accede dal grande chiostro tramite una bella scala monumentale settecentesca, si aprono numerosi ambienti, di cui quelli del lato ovest conservano la struttura tipicamente monastica dei lunghi corridoi su cui si aprono le cellette.Si tratta nel complesso di una architettura molto semplice e razionale ma comunque ricca di significati storici e culturali.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione