Domenica, Aprile 22, 2018

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Tempio Dorico

Tempio Dorico

All'imbarco di via Duomo da Piazza Castello, sulla sinistra, vi si trovano le due colonne del cosiddetto tempio di Poseidone, testimonianza dell'antico e glorioso tempio dorico.

In tipico carparo locale tarantino, ricavato dal banco tufaceo della stessa acropoli, il tempio, opera forse di maestranze locali, è il più antico della magna grecia ed è l'unico edificio greco destinato al culto ancora visibile della città vecchia. I ruderi facevano parte della chiesa della Trinità, (demolita) nel cortile dell'ex oratorio dei Trinitari (muro visibile su via Duomo), nella casa Mastronuzzi (zona sud- ovest delle colonne) e nel convento dei Celestini (anteriormente alle colonne e demolito nel 1926). I resti architettonici, le due colonne rimaste e la base con tre rocchi, sono stati datati all'inizio del VI sec. a.C., con criteri leggermente diversi dagli altri templi arcaici magno-greci. La zona venne invasa da abitazioni tra il 1100 ed il 1200 e cominciò a trasformarsi da area pubblica e religiosa in area privata. Lo testimoniano le cisterne per l'acqua ed un pozzo che ha restituito materiale molto interessante di pieno 1200: ceramiche invetriate, scodelle e piatti. Nel XIV sec. una parte dell'area venne utilizzata per attività produttive. Queste strutture, oggi ricoperte, sono ubicate nell'area poi occupata nel convento dei Celestini. Attribuito dall'archeologo Luigi Viola sul finire dell'800 al culto di Poseidone, il tempio è più probabilmente da mettere in relazione con una divinità femminile: Artemide, Persefone o Hera, ipotesi avvalorata anche dall' Lippolis. Al limite dell'area scavata, proprio sotto via Duomo sono stati trovati resti di una strada bizantina.

Proprio qui sorgeva una delle più belle e maestose costruzioni della città, il convento dei Padri Celestini. Accanto vi erano i confratelli della SS. Trinità che avevano costruito il loro oratorio e l'ospedale dei pellegrini. Di tutto cio oggi resta un muro sbrecciato ed una porta a tompagnata. Ancora più anticamente vi era la chiesa di Santa Maria dei Martiri (posseduta dalla nobildonna Flora di Messina). Al suo fianco vi era quella dedicata a Santa Maria Annunziata, su cui vantava diritto di patronato la famiglia Ventura. In seguito, la ricostituita confraternita dei Martiri in comune accordo con i monaci Celestini decisero di abbattere le due vecchie chiese (per risolvere una disputa ereditaria), per dar vita alla chiesa della SS. Annunziata da gestire in comune. Il tutto è testimoniato da un atto notarile risalente al 1504. Veniamo dunque alla confraternita che nel corso del XVII assunse il nome di SS. Trinità dei Pellegrini. Tale confraternita provvide subito alla realizzazione di un "hospitio pro peregrinatibus", per offrire assistenza ai pellegrini di passaggio in città, mentre l'oratorio sorse in seguito verso la metà del 1600.

Poco sappiamo invece dell'ospizio che, nel 1591, fu affidato ai Fatebenefratelli appena giunti in città, a condizione che curassero in un luogo a parte i malati gravi e i sifilitici; pochi anni dopo l'ospedale fu trasferito nei locali adiacenti la chiesetta di Santa Caterina ( ove oggi si trova la Capitaneria di Porto). Dopo le soppressioni murattiane l'ospedale si trasferì nell'ex convento dei Teresiani ( accanto all'attuale chiesa del Carmine) e lì i Fatebenefratelli continuarono ad operare. Tornando ora alla Chiesa dell'Annunziata sappiamo che ebbe vita breve, Nel 1729, dopo un lungo periodo di trascuratezza dovuto al fatto che la chiesa sorgeva al di fuori del circuito murario costruito dall'Università (consiglio comunale), l'abate don Celestino Cortese decise di abbattere chiesa e convento ( in questa occasione furono molto probabilmente demoliti i resti di ben sette colonne appartenenti al tempio greco). I lavori furono affidati al celestino ingegnere Moltò il quale, insieme ai suoi collaboratori, nel 1743 terminò i lavori di costruzione della nuova chiesa annessa al convento, che apparteneva interamente ai Celestini (ma i confratelli della Trinità, pagando 200 ducati, erano ammessi in chiesa in tutte le pubbliche funzioni e feste solenni). Durante l'età napoleonica il nuovo convento, però, venne trasformato in Comando di Stato Maggiore e la chiesa della SS. Annunziata fu ceduta al Comune che avrebbe dovuto trasformarla in teatro. I Borboni, rientrati con la Restaurazione, si opposero a questo progetto "profanante". Chiesa e convento sono stati abbattuti nel 1927 e l'area destinata alla costruzione del palazzo delle poste, poi realizzato sul lungomare della città nuova. L'oratorio e l'ospedale della Trinità sono stati abbattuti nel 1973 onde consentire l'esplorazione archeologica dell'area. La confraternita oggi opera nella chiesa di San Giuseppe in città vecchia

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