Si tratta di resti rinvenuti nel 1956 in occasione di lavori edili, pertinenti a una villa romana databile tra il I sec. a.C. e il I d.C.. Si compongono di una gradinata, di un muro ben conservato in opera reticolata, resti di uno stilòbate con le basi di 4 colonne di stile ionico-attico e di una cisterna di cui è stata conservata solo l'imboccatura circolare.
I resti sono visibili dall'esterno attraverso una cancellata.

Lavori di scavo per un parcheggio sotterraneo nei primi anni 90 del XX secolo, misero in luce un esteso tratto della necropoli tarantina. L'importanza del ritrovamento sta nel fatto che la disposizione delle numerose tombe di varia tipologia (da quelle a fossa terragna, a quelle a sarcofago, a quelle a semicamera) è a lotti, lungo assi di sviluppo che seguono un piano prestabilito. Anche l'arco cronologico è ampio e va dalla prima metà del VI alla fine del III sec. a.C.. Recentemente è stata allestita una struttura coperta di protezione con percorsi obbligati su passerella
Donato alla città dall'ammiraglio Angelo Jachino nel 1974, è costruito in bronzo su di un alto piedistallo in granito e simboleggia il legame di Taranto con la marina militare. Consiste in due statue di marinai a figura intera alte 7 metri, rivolte verso il Mar Grande, che salutano agitando il berretto mentre il vento solleva il solino della divisa.